Eccheccazzo, avevo scritto un post lunghissimo ma poi è saltata la connessione ed è sparito tutto. Ad ogni modo, il post era incentrato sul surreale negozio di cappelli sulla Campbell che vedete nella foto. Appena l'ho visto mi ha affascinato. Erano i primi giorni, ancora non ero abituato al caldo che fa qui (e continua: ieri c'erano 39°) e vagavo senza meta e senza bici per Tucson. E a un certo punto ho visto quel negozio, con tanto di manichino ignorante vestito da cowboy da capo a piedi. E allora mi son sentito moralmente tenuto a entrare, aspettandomi di trovare il sosia di Dale Peterson dietro il bancone, con fucile, accento strascicato di qualche buco-di-culo-from-dixie e cavallo parcheggiato nel posto degli handicappati. (Se non sapete chi è Dale Peterson siete dei cagnacci morti). E in effetti il sosia di Dale Peterson c'era, ma non era il proprietario, bensì un cliente incazzato. Ed era obeso e sordo. E urlava in faccia alla proprietaria lamentandosi di un cappello comprato la settimana prima. E la proprietaria era coreana. La poverina cercava penosamente di a) comunicare in inglese, cosa che le riusciva difficile, b) farsi sentire da un sordo e c) ignorare il fischio fastidiosissimo che proveniva dall'apparecchio acustico del tizio. Una scena surreale, che dimostra ancora una volta quanto i miscugli culturali siano dannosi per l'integrità culturale dell'Arizona. We are republicans, we should be better than that. Il tizio aveva un diritto costituzionalmente sancito di farsi servire da Chuck Norris, che tra l'altro è noto per farsi capire anche dai sordi.
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