Thursday, March 24, 2011

Foto 82: Divisione del lavoro



Io vi saluto il signore, ma voi salutatemi la madonna. Mica posso fa' tutto io.

Friday, March 11, 2011

Foto 81: Hop off folks



Diceva qualcuno che alla fine di un viaggio c'è sempre un viaggio da ricominciare. Può darsi, ma questo viaggio finisce qui.
E.

Thursday, March 3, 2011

Foto 80: "Mellon Collie & Rozla"



Rozla viaggia per il mondo, e Mellon Collie è sempre lì di fianco.
Rozla non si ricorda da quanti anni Mellon Collie gli ronzi attorno, o che faccia avesse prima.
Rozla non sarebbe Rozla senza Mellon Collie, e lui lo sa.
Rozla ride e tace, esorcizza e umilia, si innalza al cielo e si ruzzola nel fango.
Rozla in fondo si chiama così perchè si ruzzolava nel fango tra i pali di un campetto di periferia.
Rozla gira in macchina mentre la neve si scioglie, e pensa a quanti anni sono passati da quando si ruzzolava nel fango in quel campetto di periferia.
Rozla piace, sa di piacere, e sa perchè piace: perchè è ambivalente, si ruzzola nel fango e si innalza al cielo contemporaneamente, a seconda di come lo guardi.
Rozla si chiede un milione di perchè, o magari sempre lo stesso perchè, e comunque al tramonto la risposta è sempre la stessa: "per questo, questo, e quest'altro motivo".
Rozla sta con gli occhi aperti nella notte triste.
Hanno ammazzato Rozla, Rozla resiste.

Thursday, February 17, 2011

Foto 78: Sublime



Lei, la foto, la baia dei leoni marini a San Francisco. Anche se i leoni marini si son spostati sotto il pier 49 a scroccare i gamberi.

Tuesday, February 15, 2011

Foto 77: Ein Bewußtsein von dem, was fehlt



Dopo essere stato giustamente redarguito dal mio socio sfiambato, aggiungo la foto dei graffiti cesenati in cui campeggia il sublime "dia boia". Non è una bestemmia al femminile, noi ce ne fottiamo delle quote rosa. E' che ci piace scrivere come pronunciamo. Diaaaaboiaaaa. Quella foto mancava, comunque, anche se non me ne rendevo pienamente conto. Percepivo un vuoto, ma non riuscivo a mettere a fuoco cosa fosse. Ma col suo acuto commento Faz ha dato forma a quel Bewußtsein von dem, was fehlt.

Foto 76: Charity



I filosofi parlano di continuo del principle of charity, allora tanto vale applicarlo anche ai casi di vita quotidiana. Per chi non lo sapesse, l'idea di base è che quando uno ti dice o scrive una cosa che ti sembra una puttanata clamorosa, tu ti devi sforzare di interpretarla nel modo più razionale possibile, evitando, se puoi, di dare del coglione al tizio. Tipo: se vedi una pizzeria che reca il nome di "charly braun", la prima cosa che pensi è che questo è un pezzente di gambettola che per qualche motivo ha deciso di esportare la cucina italiana a francoforte (idea rivoluzionaria, peraltro). Ma magari no. Magari esistono altre interpretazioni che potrebbero far fare meno la figura del patacca sgrammaticato al tizio. Per esempio, può darsi che lui si chiami davvero charly braun. Mettici un babbo bavarese, un impiegato dell'anagrafe sbronzo e/o una mamma che ce l'ha col pargolo per qualche motivo, ed ecco che hai un tizio che all'anagrafe fa charly braun. Seconda opzione: il tizio è un abile affarista. Cioè pensaci: vedi un posto del genere e non ci vai? Certo che ci vai, sei moralmente obbligato a provare la pizza di uno che mette su un ristorante con un'insegna del genere. Clientela garantita dunque. Oppure terza possibilità: sono gli operai che si son sbagliati a scrivere, non il proprietario (come i muratori sbronzi che hanno scolpito una N al contrario nella scritta "Ristorante il Mulino" a diolaguardia; ed è proprio scolpita nella roccia sotto il ristorante; una N mastodondica al contrario). O magari il tipo è un allievo di Superjerry, che cappella tutti gli spelling possibili e immaginabili dei nomi propri. E' incredibile, non ne becca uno. Come dice lui, bullandosene tra l'altro, "I excel in misspelling". Ergo per salvare il tizio dall'accusa di ignoranza basta invocare l'autorità insindacabile di quella mente suprema in camicia hawaiana.

Monday, February 14, 2011

Foto 75: Tac saltino



Tornato a francoforte, mi sono messo a esplorare la parte vecchia di Bornheim, che avevo sempre bypassato nelle mie peripezie a piedi. Uguale ad ogni angolo delle terre di lingua tedesca. Case bianche e finestre rosa, chioschi fumosi gestiti da turchi, pasticcerie con azdore dalla voce melliflua dietro il bancone. Che due maroni. Per certe cose i crucchi sono più conservatori di me. Però ai confini di Bornheim ho trovato due posti importanti. Il primo è una piscina, che mi ha permesso di riprendere a nuotare ogni giorno, e i pettorali ringraziano. Il secondo è una gigantesca Billardhalle, in cui mi sono subito catapultato con un superfighino. Il quale superfighino, tra i tanti pregi, ha quello di fare foto geniali. Questa mi piace un casino. Notare la stecca che si muove sia in avanti che dall'alto verso in basso. E la bianca di conseguenza (Hume non mi interrompere con le tue menate) fa un bel saltino in avanti evitando la nera e piazzando di gran classe la rossa in buca. O magari anche no. Ad ogni modo, il saltino c'è stato; pollice in su per chi l'ha immortalato.

Friday, February 11, 2011

Foto 74: Cesena in bolgia VII



Visto che ultimamente il Berlusca è nell'occhio del ciclone, mi sembra opportuno chiudere la carrellata con una scritta indirizzata a lui. Un pacato invito a riformare in senso socialdemocratico il sistema pensionistico vigente.

Foto 73: Cesena in bolgia VI



In Romagna la grammatica è un'opinione. Anzi è un ('postrofo) pinione. Comunque la tizia che si fa questo soggetto la vorrei conoscere. Sul serio. Basta con ste intellettuali che mi spediscono in giro per librerie a comprare mattoni russi sul male di vivere.

Foto 72: Cesena in bolgia V



Questa non l'ho capita. Perchè in un mondo dove regna la pace perpetua kantiana gli iracheni e i ceceni dovrebbero andare in giro nudi?

Foto 71: Cesena in bolgia IV



L'insulto al bolognese (o bofognese, a seconda dei punti di vista) è un grande classico. Per entrare allo stadio, il tifoso del Bofogna deve passare dall'ingresso merde. Non fa una piega.

Foto 70: Cesena in bolgia III



Ozzy rulez. Ozzy OSBURN ovviamente. Per me questo è un napoletano trapiantato in Romagna, che pensa che "osburn" sia la versione inglese "o sburone".

Foto 69: Cesena in bolgia II



Mire espansionistiche cesenati.

Foto 68: Cesena in bolgia I


Girando a piedi per Cesena, io e il mio socio sfiambato ci siamo spataccati (voce del verbo spataccarsi) a fotografare e commentare le scritte che campeggiano nei sottopassaggi della zona stadio. Piccole perle che noti solo se sei a piedi (e possibilmente fumato). Questa è la prima che ho fotografato; piccoli anarchici contadini crescono, inalberandosi in una feroce critica al celerino: Polizia baghina!

Wednesday, February 9, 2011

Foto 67: Tanto sci e poche asse da stiro



Come fa a non mancarti la Romagna? Un sabato sera prendi su con uno più sfiambato di te, ti fai una gran camminata per le viuzze di campagna dietro ponte pietra per poi ritrovarti in un bar. Un bar romagnolo finalmente. Partita sul maxischermo, morettoni da 66, contadinazzi col vestito della festa che bestemmiano in dialetto, stuzzichini rancidi gratis. Era ora. E poi immancabile la gita in montagna organizzata dal bar. Quando ho visto quel sibillino "tanto sci e poche asse da stiro" mi sono commosso. An Romagna führt kein Weg vorbei.

Sunday, January 30, 2011

Foto 66: See ya



Mentre aspetto il marocchino che venga col SUV a comprarmi la bici e mentre insulto la messicana puttana che deve morire in croce, mi rendo conto che tra 12 ore ho l'aereo. Un saluto già semi-nostalgico a questo posto paradisiaco, magicamente sospeso tra Texas e California, noto come Tucson. Ma il blog continua, tanto le foto grottestche a Francoforte non mancheranno.

Friday, January 28, 2011

Foto 65: Occhi a palla su cielo striato



Tra un paio di settimane sullo sfondo ci sarà quella cappa costante di grigiore crucco che circonda Francoforte. Che pacco.

Wednesday, January 26, 2011

Foto 64: Toothbrush



In America l'inventore dello spazzolino deve essere un Redneck. Se no non si spiega perchè lo chiamino toothbrush anzichè teethbrush.

Foto 63: Sincerità



Quando scegli un ristorante, la sincerità del gestore ha un ruolo rilevante. Pollice in su per sto messicano lercio che ha adibito la sua officina da elettrauto a ristorante.

Tuesday, January 25, 2011

Foto 62: Healthy (sic) fast food



Ho commesso l'errore di andare in sto posto. Mi intrigava il fatto che fosse sempre vuoto, il che in America di solito è un buon segno. Significa che il cibo non raggiunge quei livelli di unto e grasso necessari per attirare il cliente medio. Qui no. Qui è vuoto perchè il livello di ignoranza alimentare è così elevato che persino l'americano medio lo schifa. Entri e c'è un soggetto lercio che inoltra i tuoi ordini con un microfono. Nambel 2, nambel 2 plis. E dietro, separato da una grata, c'è un cucinino dove pullulano cinesi sottopagati e chiaramente illegali. Ero tentato di chiedere un pallone della Nike insieme alla coca. Ed effettivamente se cucissero palloni anzichè preparare da mangiare sarebbe meglio. Il piatto tipico (si, ho preso la specialità della casa) è una montagna di carne unta e bisunta che naviga in una salsa inquietante insieme a carote e cipolla. Piccante oltre il concepibile (e lo dico io che mi mangio tipo un vasetto di salsa piccante messicana ogni 3 nachos). Un'esplosione di unto e piccante al retrogusto di kerosene. E tra l'altro è un piatto tipico della mongolia, a quanto c'era scritto. Il che solleva immediatamente la prima domanda: perchè chiamare "Tokio" un posto dove vendi roba mongola? Poi la questione più ovvia: come ti viene in mente di metterci la scritta "healthy"? (anche perchè l'americano medio non lo prende certo come un incentivo). E poi domanda indipendente: perchè l'insegna luminosa è fulminata sulla destra? Poi illuminazione. Non sono nè giapponesi nè mongoli, sono abruzzesi. Friggono qualsiasi cosa. Anche i corn flakes la mattina. E questo fornisce una risposta a tutte e tre le domande. Primo, il nome del ristorante l'ha scelto Gianni Livore (o sua moglie?), che non a caso voleva sempre parla' co' Tokio. Secondo, "healthy" è context-dependent. E' healthy per standard abruzzesi. Terzo, la parte destra dell'insegna non è fulminata. E' maroone! E' bbruciata! Nun c'è più? O sai perchè? Perchè lì dietro ci sta la cucina! E mi moie ci butta l'olio del fritto del giorno prima, che se lo magnamo pure il giorno prima, e il fritto de quell'artro, de quell'artro de quell'artro. Perchè? Per questo questo, e quest'altro motivo! Serena, voglio parla' co' Tokio.

Friday, January 21, 2011

Foto 61: I classici



Si, dietro al ciclista c'ero io, che ingenuamente pensavo fosse possibile farsi una foto sul golden gate bridge. E invece no, lui si deve allenare per la nove colli proprio in quel momento sul ponte più ventoso della storia. Il ciclista che passa mentre stai facendo una foto è un grande classico, come i bambocci di merda che piangono tutto il tempo su un volo intercontinentale. Cioè sto bamboccio sale a Francoforte, inizia a piangere che l'aereo è si e no sopra Wiesbaden, e quando 11 ore dopo atterri a Houston lui è ancora lì che piange. Che poi è la mamma che ti fa incazzare di più. Fa' qualcosa perdio, dagli del sonnifero, prendilo a bastonate, avanza un argomento filosofico potente che lo convinca. Ma no, figurati. Notoriamente il genitore del bamboccio che strilla dietro di te è un liberal hippy fancazzista, contrario ad ogni misura correttiva che possa tarpare le ali del pargolo. Ma ci dovrebbe essere una legge contro sti genitori. Se sei hippy e godi nel vedere il tuo bamboccio esprimere a ruota libera le sue pulsioni interiori, niente voli intercontinentali. Prendi e va' in Texas con la tua prius a metano equa e solidale.

Wednesday, January 19, 2011

Foto 60: Tombstone graveyard



Here lies George Johnson
hanged by mistake
he was right we was wrong
but we strung him up
and now he's gone

Saturday, January 15, 2011

Foto 58: The resilient boogeyman



Il boogeyman del post 34 (che poi si è rivelata essere una boogeywoman) si sta riprendendo nonostante si sia beccata una pallottola in testa da una glock semiautomatica. Obama l'altro giorno è venuto a fare un discorso all'università e ha detto che la Giffords (o "Gabby", come la chiama lui) ha aperto gli occhi per la prima volta proprio quando lui è entrato nella camera d'ospedale dove è ricoverata (e fuori dalla quale campeggia una distesa di candele, palloncini e get well soon cards strappalacrime che ho prontamente fotografato). Che americanata. Il boogeyman che si rivela buono, e che in quanto tale sopravvive all'impossibile, sempre e comunque; il presidente che con la sua aura a stelle e strisce la/lo risveglia per poi annunciare il miracolo dal palco qualche ora dopo; la folla che festeggia con un boato patriottico. Ma mi aspettavo più festeggiamenti a colpi di winchester e kalashnikov sparati in aria. Alla fine anche la Giffords supporta il libero possesso di armi, no? Voglio dire, a pensarci bene una pallottola in testa ci può anche stare; per difendere il secondo emendamento questo e altro. Tanto alla fine il buono non crepa mai. E comunque sia, se proprio le cose si mettono male, c'è sempre il presidente, che quando si tratta di una giusta causa non lesina miracoli.

Wednesday, January 12, 2011

Foto 57: 1966 Cadillac Eldorado





Finalmente l'ho trovata. Sul Pier di Santa Barbara. Notare la pregevolissima targa.

Tuesday, January 11, 2011

Foto 56: Poi non dire che non ti avevo avvisato



Una cosa che mi piace dei cartelli americani è che non lasciano troppo spazio all'immaginazione.

Monday, January 10, 2011

Foto 55: Santo Stefano a Williams



Nostalgia.

Foto 54: Rosa's mexican food



Peccato che abbia trovato il ristorante messicano che fa per me proprio poche settimane prima di partire. Rosa's mexican food. Cibo ottimo, non lontano da casa, prezzi ragionevoli e sopratutto arredo di classe. Impagabili i peperoncini luminosi di natale.

Foto 53: Pessimismo & fastidio



Che fastidio. Dopo l'attentato di Tucson sapevo che non avrei sopportato gli editoriali dei giornali italiani, specie di quelli di sinistra. E l'America è far west, e la Palin fa il tiro al messicano, e noi invece siamo la culla della civiltà mentre loro son selvaggi pistoleri... Pensate piuttosto a quanto fa schifo l'Italia, mafiosa fino al midollo, dove ognuno che sia intelligente sopra la media ma non raccomandato deve emigrare per trovare un lavoro decente (io non mi includo chiaramente nella categoria; io son solo paraculo sopra la media). Ma paragoni a parte, negli ultimi due giorni dai giornali di sinistra è partita una psicoraffica di puttanate senza senso, condite da quella loquela snob e barocca che ti fa voglia di diventare repubblicano. Prendete l'articolo di Zucconi di oggi su Repubblica. Dietro all'attentato, per Zucconi, "c'è l'escalation verbale e politica usata da abili arruffa popolo e acchiappa audience per capitalizzare sulle ansie di milioni di cittadini [...] mai davvero rassegnati alla novità di quell'Africano alla Casa Bianca". Che fastidio. A parte il fatto che Zucconi non ha citato il mio post premonitore (vi ricordate della mia Foto 34?), altro che critica Humeana al concetto di causa. Zucconi sa per certo che la causa efficiente che ha fatto partire i colpi di pistola l'altro giorno al Safeway è l'escalation di cui parla lui, e che lui conosce bene dal suo studiolo a 20mila km di distanza. Il suo articolo è talemente denso di sparate pregiudiziali e lessico ottocentesco che mi viene voglia di augurarmi che qualcuno lo prenda a bastonate (Zucconi, non l'Africano). Ma non lo faccio, per carità. NON mi auguro che Zucconi venga bastonato (quel "non" in maiuscolo potrebbe servirmi in tribunale). Se no poi magari qualcuno lo bastona davvero e io finisco per prendermi la responsabilità morale (avendo io contribuito al clima di odio e violenza che ha evidentemente animato la mano del tizio nel brandire un bastone e colpire Zucconi senza pietà). Ovviamente questo vale solo se a prenderle è un democratico. Se Berlusconi si becca il duomo in faccia, non è colpa del clima. E' colpa sua.
Poi la cosa che mi fa incazzare di più: tutti a parlare e sparlare di Tucson e nessuno che becchi la pronuncia giusta. Se ne volete parlare almeno informatevi, nerchie, si pronuncia 'tuːsɒn.

Saturday, January 8, 2011

Foto 52: Stacolanana (di LA)



Come sono sempre stato at pains to insist, essere nana è una condizione necessaria per essere gnocca. Questo tizio fulminato di Los Angeles l'ha capito. Cazzo se è brutta Los Angeles comunque. C'ero già stato ma girandola in macchina ne ho avuto la conferma. E' una sconfinata baraccopoli senza senso, surreale e ansiogena. Più che una città sembra un gigantesco set di un film di David Lynch. La preferisco a San Francisco, però. Se non altro Los Angeles è onestamente americana. Non ha senso e non si sforza di darsene uno. San Francisco invece trasuda spocchia. Solo perchè hanno la nebbia ad agosto, un quartiere gay con le case vittoriane colorate e un po' di tram che vanno su e giù per le colline, i san franciscans (che nome del cazzo) si crogiolano in una presunta superiorità intellettuale. Cioè tiratevela anche di meno, alla fine San Francisco è la malacopia di Lisbona. Come dice Jerry, a San Francisco sono complessati. Si sentono fighetti newyorkesi, disprezzano la superficialità della California, tutta surf, sole e palme, ma si scordano di una cosa. Siete californiani anche voi, nerchie! Solo che il vostro mare è congelato, specie a Ferragosto; e pieno di leoni marini.

Tuesday, January 4, 2011

Foto 51: In quanto a eleganza gli vo' in culo a tanta gente (anche nel 2011)



Sono tornato dal viaggione di 2600 miglia nel profondo ovest; ho una marea di foto, che posterò a breve e in gran quantità per la gioia di grandi e piccini. Comincio con una fatta in Nevada ad una pompa di benzina in mezzo al nulla, così tanto per confermare il livello di eleganza e sobrietà di questo blog.