Mentre aspetto il marocchino che venga col SUV a comprarmi la bici e mentre insulto la messicana puttana che deve morire in croce, mi rendo conto che tra 12 ore ho l'aereo. Un saluto già semi-nostalgico a questo posto paradisiaco, magicamente sospeso tra Texas e California, noto come Tucson. Ma il blog continua, tanto le foto grottestche a Francoforte non mancheranno.
Sunday, January 30, 2011
Friday, January 28, 2011
Wednesday, January 26, 2011
Tuesday, January 25, 2011
Foto 62: Healthy (sic) fast food
Ho commesso l'errore di andare in sto posto. Mi intrigava il fatto che fosse sempre vuoto, il che in America di solito è un buon segno. Significa che il cibo non raggiunge quei livelli di unto e grasso necessari per attirare il cliente medio. Qui no. Qui è vuoto perchè il livello di ignoranza alimentare è così elevato che persino l'americano medio lo schifa. Entri e c'è un soggetto lercio che inoltra i tuoi ordini con un microfono. Nambel 2, nambel 2 plis. E dietro, separato da una grata, c'è un cucinino dove pullulano cinesi sottopagati e chiaramente illegali. Ero tentato di chiedere un pallone della Nike insieme alla coca. Ed effettivamente se cucissero palloni anzichè preparare da mangiare sarebbe meglio. Il piatto tipico (si, ho preso la specialità della casa) è una montagna di carne unta e bisunta che naviga in una salsa inquietante insieme a carote e cipolla. Piccante oltre il concepibile (e lo dico io che mi mangio tipo un vasetto di salsa piccante messicana ogni 3 nachos). Un'esplosione di unto e piccante al retrogusto di kerosene. E tra l'altro è un piatto tipico della mongolia, a quanto c'era scritto. Il che solleva immediatamente la prima domanda: perchè chiamare "Tokio" un posto dove vendi roba mongola? Poi la questione più ovvia: come ti viene in mente di metterci la scritta "healthy"? (anche perchè l'americano medio non lo prende certo come un incentivo). E poi domanda indipendente: perchè l'insegna luminosa è fulminata sulla destra? Poi illuminazione. Non sono nè giapponesi nè mongoli, sono abruzzesi. Friggono qualsiasi cosa. Anche i corn flakes la mattina. E questo fornisce una risposta a tutte e tre le domande. Primo, il nome del ristorante l'ha scelto Gianni Livore (o sua moglie?), che non a caso voleva sempre parla' co' Tokio. Secondo, "healthy" è context-dependent. E' healthy per standard abruzzesi. Terzo, la parte destra dell'insegna non è fulminata. E' maroone! E' bbruciata! Nun c'è più? O sai perchè? Perchè lì dietro ci sta la cucina! E mi moie ci butta l'olio del fritto del giorno prima, che se lo magnamo pure il giorno prima, e il fritto de quell'artro, de quell'artro de quell'artro. Perchè? Per questo questo, e quest'altro motivo! Serena, voglio parla' co' Tokio.
Friday, January 21, 2011
Foto 61: I classici
Si, dietro al ciclista c'ero io, che ingenuamente pensavo fosse possibile farsi una foto sul golden gate bridge. E invece no, lui si deve allenare per la nove colli proprio in quel momento sul ponte più ventoso della storia. Il ciclista che passa mentre stai facendo una foto è un grande classico, come i bambocci di merda che piangono tutto il tempo su un volo intercontinentale. Cioè sto bamboccio sale a Francoforte, inizia a piangere che l'aereo è si e no sopra Wiesbaden, e quando 11 ore dopo atterri a Houston lui è ancora lì che piange. Che poi è la mamma che ti fa incazzare di più. Fa' qualcosa perdio, dagli del sonnifero, prendilo a bastonate, avanza un argomento filosofico potente che lo convinca. Ma no, figurati. Notoriamente il genitore del bamboccio che strilla dietro di te è un liberal hippy fancazzista, contrario ad ogni misura correttiva che possa tarpare le ali del pargolo. Ma ci dovrebbe essere una legge contro sti genitori. Se sei hippy e godi nel vedere il tuo bamboccio esprimere a ruota libera le sue pulsioni interiori, niente voli intercontinentali. Prendi e va' in Texas con la tua prius a metano equa e solidale.
Wednesday, January 19, 2011
Monday, January 17, 2011
Saturday, January 15, 2011
Foto 58: The resilient boogeyman
Il boogeyman del post 34 (che poi si è rivelata essere una boogeywoman) si sta riprendendo nonostante si sia beccata una pallottola in testa da una glock semiautomatica. Obama l'altro giorno è venuto a fare un discorso all'università e ha detto che la Giffords (o "Gabby", come la chiama lui) ha aperto gli occhi per la prima volta proprio quando lui è entrato nella camera d'ospedale dove è ricoverata (e fuori dalla quale campeggia una distesa di candele, palloncini e get well soon cards strappalacrime che ho prontamente fotografato). Che americanata. Il boogeyman che si rivela buono, e che in quanto tale sopravvive all'impossibile, sempre e comunque; il presidente che con la sua aura a stelle e strisce la/lo risveglia per poi annunciare il miracolo dal palco qualche ora dopo; la folla che festeggia con un boato patriottico. Ma mi aspettavo più festeggiamenti a colpi di winchester e kalashnikov sparati in aria. Alla fine anche la Giffords supporta il libero possesso di armi, no? Voglio dire, a pensarci bene una pallottola in testa ci può anche stare; per difendere il secondo emendamento questo e altro. Tanto alla fine il buono non crepa mai. E comunque sia, se proprio le cose si mettono male, c'è sempre il presidente, che quando si tratta di una giusta causa non lesina miracoli.
Wednesday, January 12, 2011
Tuesday, January 11, 2011
Monday, January 10, 2011
Foto 53: Pessimismo & fastidio
Che fastidio. Dopo l'attentato di Tucson sapevo che non avrei sopportato gli editoriali dei giornali italiani, specie di quelli di sinistra. E l'America è far west, e la Palin fa il tiro al messicano, e noi invece siamo la culla della civiltà mentre loro son selvaggi pistoleri... Pensate piuttosto a quanto fa schifo l'Italia, mafiosa fino al midollo, dove ognuno che sia intelligente sopra la media ma non raccomandato deve emigrare per trovare un lavoro decente (io non mi includo chiaramente nella categoria; io son solo paraculo sopra la media). Ma paragoni a parte, negli ultimi due giorni dai giornali di sinistra è partita una psicoraffica di puttanate senza senso, condite da quella loquela snob e barocca che ti fa voglia di diventare repubblicano. Prendete l'articolo di Zucconi di oggi su Repubblica. Dietro all'attentato, per Zucconi, "c'è l'escalation verbale e politica usata da abili arruffa popolo e acchiappa audience per capitalizzare sulle ansie di milioni di cittadini [...] mai davvero rassegnati alla novità di quell'Africano alla Casa Bianca". Che fastidio. A parte il fatto che Zucconi non ha citato il mio post premonitore (vi ricordate della mia Foto 34?), altro che critica Humeana al concetto di causa. Zucconi sa per certo che la causa efficiente che ha fatto partire i colpi di pistola l'altro giorno al Safeway è l'escalation di cui parla lui, e che lui conosce bene dal suo studiolo a 20mila km di distanza. Il suo articolo è talemente denso di sparate pregiudiziali e lessico ottocentesco che mi viene voglia di augurarmi che qualcuno lo prenda a bastonate (Zucconi, non l'Africano). Ma non lo faccio, per carità. NON mi auguro che Zucconi venga bastonato (quel "non" in maiuscolo potrebbe servirmi in tribunale). Se no poi magari qualcuno lo bastona davvero e io finisco per prendermi la responsabilità morale (avendo io contribuito al clima di odio e violenza che ha evidentemente animato la mano del tizio nel brandire un bastone e colpire Zucconi senza pietà). Ovviamente questo vale solo se a prenderle è un democratico. Se Berlusconi si becca il duomo in faccia, non è colpa del clima. E' colpa sua.
Poi la cosa che mi fa incazzare di più: tutti a parlare e sparlare di Tucson e nessuno che becchi la pronuncia giusta. Se ne volete parlare almeno informatevi, nerchie, si pronuncia 'tuːsɒn.
Saturday, January 8, 2011
Foto 52: Stacolanana (di LA)
Come sono sempre stato at pains to insist, essere nana è una condizione necessaria per essere gnocca. Questo tizio fulminato di Los Angeles l'ha capito. Cazzo se è brutta Los Angeles comunque. C'ero già stato ma girandola in macchina ne ho avuto la conferma. E' una sconfinata baraccopoli senza senso, surreale e ansiogena. Più che una città sembra un gigantesco set di un film di David Lynch. La preferisco a San Francisco, però. Se non altro Los Angeles è onestamente americana. Non ha senso e non si sforza di darsene uno. San Francisco invece trasuda spocchia. Solo perchè hanno la nebbia ad agosto, un quartiere gay con le case vittoriane colorate e un po' di tram che vanno su e giù per le colline, i san franciscans (che nome del cazzo) si crogiolano in una presunta superiorità intellettuale. Cioè tiratevela anche di meno, alla fine San Francisco è la malacopia di Lisbona. Come dice Jerry, a San Francisco sono complessati. Si sentono fighetti newyorkesi, disprezzano la superficialità della California, tutta surf, sole e palme, ma si scordano di una cosa. Siete californiani anche voi, nerchie! Solo che il vostro mare è congelato, specie a Ferragosto; e pieno di leoni marini.
Tuesday, January 4, 2011
Foto 51: In quanto a eleganza gli vo' in culo a tanta gente (anche nel 2011)
Sono tornato dal viaggione di 2600 miglia nel profondo ovest; ho una marea di foto, che posterò a breve e in gran quantità per la gioia di grandi e piccini. Comincio con una fatta in Nevada ad una pompa di benzina in mezzo al nulla, così tanto per confermare il livello di eleganza e sobrietà di questo blog.
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