Thursday, December 23, 2010
Saturday, December 18, 2010
Foto 48: Homie
Ieri ho fatto un gran giro in bici e per sbaglio sono finito in questo quartiere malfamato. Solo ed esclusivamente portoricani e messicani, case mezze diroccate, negozi di liquori sprangati. Ho capito che non era aria e me ne sono uscito a passo lesto. Giusto in tempo per non essere malmenato da 3 messicani hippoppari che si stavano avvicinando con intenzioni molto sospette.
Friday, December 17, 2010
Foto 47: Entlastung
Non notate niente di strano? Ok, ve lo dico io. Piove. A Tucson è una rarità. E chiaramente ormai la pioggia è finita, oggi gran sole e tutto di nuovo asciutto. Però pioggia provvidenziale e purificatrice. C'è stata proprio ieri dopo mesi e mesi, nel giorno in cui ho finito e spedito il terzo capitolo della tesi. Goduria infinita e liberatoria.
Wednesday, December 15, 2010
Tuesday, December 14, 2010
Foto 45: Sailor Jerry

Jerry è un grande, molto più di quanto pensassi. Tanto per cominciare se la tira dieci volte meno del professore medio. Tu gli chiedi di fare due chiacchiere e lui nel giro di massimo 5 giorni ti da un appuntamento. E non di 10 minuti ma di circa due ore. E non nel suo ufficio, ma da Gentle Ben's, uno dei migliori pub su University Blvd. Ah, cosa fondamentale, paga sempre lui. Fisso. Ieri mi ha offerto la trentesima birra in poco più di quattro mesi. Spettacolo. E poi al seminario ci ha regalato momenti di grande dialettica politicamente scorretta. Come quando ha esternato i suoi dubbi riguardo al divieto musulmano di bere alcolici a mangiare maiale.
Turco folle (sgrammaticato e con accento da kebabbaro): "Professor, befor we begin seminar, I have an annaunsment to make. Saturday I'm making a no booze no pork party, you're all invited"
Jerry: "...wow..."
[silenzio glaciale]
Turco folle: "yes yes, you're all invited".
Jerry: "Ok thanks, but I mean... no booze party? Come on, how could you seriously do THAT?"
Turco: "And also no pork!"
Jerry: "Yeah but I mean, at least with the booze you could forget about the pork..."
Sunday, December 12, 2010
Saturday, December 11, 2010
Thursday, December 9, 2010
Foto 42: Dialogo tra un redneck e un crucco

Crucco: La mia compagnia preferita è la singapore airlines.
Redneck: Perchè?
Crucco: Beh perchè è puntuale, pulita, lussuosa anche in economy e poi... (abbassa la voce, diventa un po' rosso e quasi gli parla nell'orecchio)... e poi, lo so che è sessista dirlo, ma le assistenti di volo sono veramente belle.
Redneck: Quindi c'è del pelo?
[il crucco non capisce, il redneck gli svela la pearl of wisdom targata gualtiero, il crucco capisce ma non apprezza per niente]
Crucco: (con evidente disprezzo) Si, immagino si possa dire che c'è del pelo.
Redneck: Anzi sai cosa, io vorrei fare l'amministratore delegato della singapore airlines, non solo perchè sarei circondato di hot asian chicks, ma anche e soprattutto per cambiare il motto della compagnia, che di sicuro è banale. Tu sai qual è?
Crucco: Ma, dovrebbe essere qualcosa come "singapore airlines - a great (or the best, or something like that) way to fly".
Redneck: Come sospettavo, banale. Io metterei una cosa tipo "singapore airlines - we get (h)airborne".
Sunday, December 5, 2010
Thursday, December 2, 2010
Monday, November 29, 2010
Foto 37: Ce la fai?!
Qualche tempo ho trovato nella cassetta delle lettere un questionario da compilare. Una minchiata sui tuoi gusti in fatto di programmi televisivi. Per favore compila e rispediscicelo indietro. Oppure compilalo online. Ma anche no. Cazzo me ne frega? Io manco ce l'ho la televisione qui. E poi figurati se mi prendo lo sbatti di rispondere alle vostre domande. Però poi ho notato un PS grande come una casa alla fine della lettera. PS: ti spediamo due dollari per il disturbo. Dicevo che mi prendevano per il culo. Invece c'erano davvero. E non erano banconote del monopoli, o comunque se lo erano il messicano al distributore non se n'è accorto. Anzi quando mi ha venduto il calippo tarocco alla fragola era tutto contento di avere tra le mani quelle banconote così nuove. Si si, erano evidentemente vere. Io ho ringraziato e buttato il questionario nel bidone. Non è che mi si compra per così poco. Il principio di pigrizia è deontologicamente vincolante. So weit so gut. Sennonchè poi nelle settimane successive i tizi del questionario mi hanno bombardato di altre lettere, tipo: "Ehi, magari ti sei scordato di compilare il questionario. Tra l'altro ti abbiamo inviato due dollari"; "Non abbiamo ricevuto il tuo questionario compilati; immaginiamo che tu sia indaffarato; ma il questionario è molto importante, per questo ti abbiamo inviato due dollari"; "Speriamo che i due dollari che ti abbiamo inviato quella volta possano essere un incentivo sufficiente per la compilazione del questionario"; "Magari vuoi compilare il questionario, anche per la questione dei due dollari, ma l'hai perso; non c'è problema: vai su internet e compilalo lì". Insomma: compila sto cazzo di questionario! Ti dobbiamo pagare una mangiata di pesce o ce la fai ad andare su internet e mettere quattro crocette di merda di fianco a ste cazzo di domande? Alla fine l'ho compilato.
Sunday, November 21, 2010
Friday, November 19, 2010
Foto 34: Boogeyman
Povero Giffords, non so chi sia di preciso, ma è un democratico, e tanto basta per attirarsi le antipatie di grandi e piccini. E' pieno di sti cartelli agli angoli delle strade. Molto fantasiosi tra l'altro. Giffords ti scrocca le paglie, Giffords ti riga la macchina, Giffords ti aumenta la benzina, Giffords ti tromba la mamma, Gifford negro ebreo comunista. Io magari aggiungerei anche Giffords pisano. Ma non so, mi sa che lì diventerebbe hate speech.
Monday, November 15, 2010
Sunday, November 14, 2010
Foto 32: Tredici è pari

Questa è la canzone di novembre. Di novembre in generale, e del 14 novembre da qualche anno a questa parte. Non del novembre 2004, perchè lì mi ronzava in testa de Andrè: digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre, come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre... Ma di tutti gli altri novembre sì, a partire dal 2000. Quando andavo in giro con lo scooter per le campagne di Ponte Pietra alla mattina, cielo nuvoloso, aria frizzante e rugiada. Mi fermavo da McDonald, prendevo quell'hamburger col bacon che non ricordo come si chiama e che magari non fanno più. Mi fermavo ai lati di una strada secondaria in campagna, mangiavo il mio panino a piccoli bocconi e cominciavo a canticchiare da solo. Esistenza, che stai qui di contrabbando...
Saturday, November 13, 2010
Foto 31: L'idolo
Lo volevo fotografare da una vita, il mio vicino cowboy con stivale ignorante e cappello con coda di marmotta. Ok, la foto non è un granchè, ma d'altronde se gli avessi chiesto di mettersi in posa mi avrebbe tirato col fucile. Il tizio è un grandissimo, comunque, per tre ragioni.
Primo, visto da davanti rende molto di più, visto che ha una panza colossale su cui troneggia una serie di collanoni ignoranti e pesantissimi, oltre ad aver tappezzato la parte davanti del cappello di spille repubblicane e sudiste.
Secondo, e questo è il punto cruciale, è SEMPRE stato vestito così. Identico, anche d'estate. Lo vedevo ad agosto andare in giro per il residence sotto il sole a 42/43 gradi bullandosi del cappello con coda di marmotta. Secondo me non se lo toglie più perchè si è fuso, e lo stesso vale per gli stivali. E d'estate, non pago, aggiungeva un giubbottino di pelle alla renegade, così per ottimizzare la fermentazione ascellare. Giuro. Teneva il giubbotto d'estate e non lo porta adesso. Ma forse è perchè il giubbotto è l'unico elemento che non si è fuso in simbiosi mistica al corpo.
Terzo, una volta l'ho visto in bici. E che bici. Quella è stata la volta in cui mi è più tirato il culo in assoluto di non avere la macchina fotografica dietro. Era una tarda mattinata di inizio settembre (cioè 37/38 gradi buoni), stavo andando all'uni e lo becco fermo al semaforo della prince. Vestito come al solito, con aggiunta estiva di giubbotto alla renegate. E se ne stava su una bici cromata a forma di harley-davidson.
Friday, November 12, 2010
Wednesday, November 10, 2010
Tuesday, November 9, 2010
Monday, November 8, 2010
Foto 27: The higher the better
Il bello degli hotel fighi è che i pinguini alla reception sono privi di ogni spirito critico nei confronti del cliente. Se vai lì è perchè sei pieno di soldi (palle, se non pagavano i crucchi andavo nel peggio ostello), e se sei pieno di soldi hai ragione. Su cosa? Su tutto, a priori. Allora, la storia è questa. Arrivo all'Ocean Plaza Club di Daytona Beach dopo 6 ore di volo, messo come il porco; ho la tuta dell'adidas che porta ancora la gloriosa bruciatura sopra la tasca destra, rimediata quella volta nell'aprile 2002 quando da sbronzo di Menabrea mi misi a giocare con l'accendino da Settimelli a Pisa; ho la maglia smerdata di senape dall'ultimo hot dog preso ad Atlanta; mi presento con la valigia azzurra da 15 euro del Woolworth. Voglio dire, è chiaro che sono un pezzente. Invece no. Quando mi presento alla reception il pinguino non c'è. Arriva dopo qualche minuto tutto trafelato, implorandomi di scusarlo perchè si stava fumando una paglia. Cioè polleggiati, chissene fotte, ma hai visto come sono spianato? No no, per lui aver anteposto una paglia al cliente è evidentemente un peccato capitale. E allora comincia a leccarmi il culo; ma quanto parli bene l'inglese, non avrei mai detto che sei italiano, ah che spettacolo l'italia, sono stato a Capri, mi piacerebbe imparare l'italiano, d'altronde mia nonna è italiana (questa è come quella della nonna di Ferrara di Johnny Casotti: cazzo me ne frega?), etc etc. Ma non è che una violazione del codice deontologico dei pinguini può essere compensata da qualche leccata di culo. Serve qualcosa di molto più concreto. E allora mi propone la bazza. Ti cambio la prenotazione della stanza, dal sesto all'ultimo piano, vista privilegiata sull'oceano. The higher the better. In effetti la vista spaccava; dico bene?
Wednesday, November 3, 2010
Foto 25: Bologna, FL
Sono tornato in Florida, stavolta sull'Atlantico, e non ho sonno, saranno le tre ore di fuso. E allora penso e mi manca Bologna, il che è tutto dire. Ma non Bologna Bologna. La stazione di Bologna, per quello che evoca e rappresenta, per le tipine nane e non sciaquette con cui aspettavi il treno piuttosto che per il treno stesso. Poi va detto che il tragitto in treno si è molto spersonalizzato negli ultimi 10 anni. Una volta c'erano i tizi che annunciavano i treni e le stazioni, adesso c'è ovunque la voce metallica del fratello sfigato di Coscioni. A Bologna c'era il tizio che ogni volta che annunciava "l'intersitiperterontola'sisi" perdeva un polmone. A Faenza c'era il capostazione folle che urlava "faenza,stazionedifaenza,faenza!!" 3 ottave sopra il normale. Ma magari in realtà c'è ancora; solo che ha raffinato la tecnica abbattendo il muro degli ultrasuoni, e adesso lo sentono solo cani e pipistrelli.
Tuesday, November 2, 2010
Foto 24: Discotrash
Per completare l'opera di ambienti trash, sono andato in un'altra discoteca (ovviamente coi due turchi allupati). Trash diverso da quello country, ma comunque più che godibile. E' un posto terronissimo, con finto marmo e divani in finta pelle, dove i latinos truzzi portano quelle troione abominevoli delle loro morose. In pratica è un posto per napoletani cresciuti in messico e arricchitisi nei sobborghi di tucson in modi non del tutto cristallini. E il fatto che qui sia più facile comprare una pistola che un pacco di camel rende il quadro ancora più unheimlich. L'anno scorso di fronte alla discoteca qui incriminata un latino ha sparato a un altro latino perchè a sua dire fissava la sua morosa in modo inappropriato. L'ha ammazzato ovviamente. Ammazzato sotto la palma di natale che campeggia all'ingresso della discoteca. Complimentoni.
Thursday, October 28, 2010
Foto 23: I drei Amigos
Sbagliatissimo mandarmi a Tucson per sei mesi, vista la mia propensione a farmi condizionare dagli ambienti ignoranti. Un posto dove a novembre sembra di essere a luglio, dove di giorno giri in costume e infradito e di sera vai nelle discoteche country. Tipo questa. Cactus Moon. La discoteca più figa in cui sia mai stato. Oddio magari la più figa no, per ragioni sentimentali il mitico Tittitwister rimane d'ufficio al primo posto. Però tuona.
Tuesday, October 26, 2010
Tuesday, October 19, 2010
Sunday, October 17, 2010
Tuesday, October 12, 2010
Saturday, October 9, 2010
Foto 17: L'ignoranza (parte II)
Voglio dire, se apri un museo a St. Louis te la vai anche a cercare. Non puoi pensare che i nigga teppisti e i dale peterson senza denti (cioè il 90% della fauna locale per intenderci) sappiano cogliere la differenza tra un museo e un'agenzia di lavoro interinale.
Monday, October 4, 2010
Foto 15: L'inutilità di un fiume
Visto che nel fiume di Tucson c'è tutto tranne che l'acqua, il comune ha ben pensato di organizzarci eventi culturali. Tipo questo nella foto, la bat-night. Centinaia di stronzi che una sera verso metà settembre si mettono sotto al ponte al tramonto ad aspettare che i pipistrelli escano dalle fessure in cui hanno passato i mesi torridi. Secondo gli organizzatori dovevano uscire TUTTI INSIEME e proprio QUELLA SERA. Insistevano che che è proprio così, si levano di culo tutti insieme al tramonto, in un giorno specifico, proprio in quel giorno lì, e che è così tutti gli anni. A me sembrava una cagata clamorosa. A lui no, alla gente sotto il ponte nemmeno, per non parlare dei cento fotografi, amatoriali e non, tutti scalpitanti all'idea di immortalare la migrazione di quegli uccellacci del cazzo. Non so se sia stato una caso, ma alla fine avevo ragione io.
Sunday, October 3, 2010
Foto 14: Downtown Sangiorgio
Mi è sempre piaciuto vedere come gli stranieri si inventino nomi italiani assurdi per fare i fighi coi loro connazionali pezzenti. Tanto per cominciare ristoranti ed enoteche, tipo il "Bellobene" di Heidelberg o il mitico "Truffaldino's" di Monaco. Ma alla fine i ristoranti sono banali, sicché mi diletto soprattutto con i supposti stilisti italiani all'estero. Al terzo posto "Bruno Banani", che ha lanciato una serie di profumi di sottomarca che va tantissimo in Germania (cioè alla Shell e altri posti fini frequentati dal sottoscritto). Secondo posto a quei due stilisti così pezzenti che si dovevano fare pubblicità pagando dei pezzenti a Friburgo perchè facessero volantinaggio. Non mi ricordo come si chiamano, una cosa tipo "Gandolfo & Scafroglia". Qui invoco l'aiuto di Bora (ad ogni modo vi aggiornerò a Febbraio, a casa ho lasciato da qualche parte il loro volantino commovente e ipnotico). Ma al primo posto, almeno da una settimana a questa parte, c'è un tizio da i trascorsi poco chiari (probabilmente bracciante agricolo assoldato saltuariamente dal nonno di ones, l'immortale cenci). Questo soggetto, tale Ermenegildo Zegna (sì, si chiama proprio così) ha aperto un lussuoso atelier all'aeroporto di Atlanta. Vedi foto (alla fine è un blog di foto, no? Deh ma deh). Che poi magari sto tizio si chiama all'anagrafe Odoacre Maria Mazzanti Viendalmare. Ma Ermenegildo Zegna fa molto più dixie.
Tuesday, September 28, 2010
Foto 13: Ah, i tramonti dell'Arizona
I tramonti dell'Arizona, uno spettacolo che incanta grandi e piccini. Non si può resistere al loro fascino, non si può non ammirarli mentre tingono di un rosso intenso il cielo sopra il deserto. E quando qualche nuvola compare all'orizzonte il rosso diventa ancora più speciale, con striature mozzafiato che si stagliano sui cactus. I tramonti dell'Arizona vanno assolutamente fotografati. Peccato che il tramonto in questa foto sia un tramonto di Gattolino. Jawohl, Gattolino. Incrocio tra via Calabria e via Medri, settembre 2006.
Friday, September 24, 2010
Foto 12: Something you can't take off
Sunday, September 12, 2010
Foto 11: 9/11
Ieri era il 9/11, che non è nè il numero da chiamare se vuoi vedere un paio di pulotti manganellare a caso il tuo vicino messicano, nè il nove novembre, bensì l'11 settembre. E ovunque bandiere a mezzasta. Appena ho realizzato che era l'11 settembre mi è venuto in mente l'episodio di Family Guy in cui Peter porta la famiglia a Ground Zero.
Peter: Ground Zero. So this is where the first guy got AIDS.
Brian: Peter, this is the site of the 9/11 terrorist attacks.
Peter: Oh, so Saddam Hussein did this?
Brian: No.
Peter: The Iraqi army?
Brian: No.
Peter: Some guys from Iraq?
Brian: No.
Peter: That one lady who visited Iraq that one time?
Brian: No. Peter, Iraq had nothing to do with this. It was a bunch of Saudi Arabians, Lebanese, and Egyptians financed by a Saudi Arabian guy living in Afghanistan and sheltered by Pakistanis.
Brian: Peter, this is the site of the 9/11 terrorist attacks.
Peter: Oh, so Saddam Hussein did this?
Brian: No.
Peter: The Iraqi army?
Brian: No.
Peter: Some guys from Iraq?
Brian: No.
Peter: That one lady who visited Iraq that one time?
Brian: No. Peter, Iraq had nothing to do with this. It was a bunch of Saudi Arabians, Lebanese, and Egyptians financed by a Saudi Arabian guy living in Afghanistan and sheltered by Pakistanis.
Peter: So...you're saying we need to invade Iran?
PS: ovviamente mi piace che la foto sull'11 settembre sia la foto 11.
Saturday, September 11, 2010
Foto 10: Gatto, è il tuo compleanno?

Gatto, se è il tuo compleanno auguri. Anche se lo sai che mi devi ricordare del tuo compleanno, testa! Se invece non è il tuo compleanno va beh, ci sono andato comunque vicino perchè son sicuro che è in uno di questi giorni. Ad ogni modo, nel caso sia davvero il tuo compleanno, va' su un grattacielo e ordina quella robaccia ignobile a base di acqua salata e vodka dell'eurospin. E se costa 11 euro mettimelo sul conto. Mi spiace non poter essere lì. Ma d'altronde, come sai bene, non c'ho mica tempo io.
Friday, September 10, 2010
Foto 9: Urban word of the day
Da quando sono qui mi esalto a imparare nuove espressioni gergali. "Vatican roulette" è nettamente quella che mi piace di più. Called so because it is the only form of contraception endorsed by the Catholic Church. Well, the Pope says condoms are out, and the pill is born of the fires of Hell. So get out the calendar, baby, it's time for Vatican roulette. Spettacolo.
Ok la foto non c'entra niente, ma sono a Tucson quindi mettere un cactus va sempre bene.
Thursday, September 9, 2010
Foto 8: Eastbound

Data la mia ammirazione totale per Dale Peterson (modello estetico, di comunicazione politica e di grazia assoluta nel cavalcare mentre mette i pallettoni nel fucile), capirete perchè quando ho saputo dell'esistenza della società filosofica dell'Alabama mi sono sentito in dovere di mandare un paper. E forse per il gemellaggio Greenville-Sangiorgio, forse per la bandiera sudista che ho strategicamente messo nell'application o forse per il fatto che so a memoria tutte le puntate di Hazzard, mi hanno preso. Tra due settimane vado a presentare un paper al meeting annuale dei filosofi dell'Alabama. E già mi invidiate. Ma c'è dell'altro. Gli organizzatori hanno avuto il buon gusto di non fare la conferenza veramente in Alabama ma di spostarsi in un posto meno ignorante, pur ovviamente non valicando i confini di Dixieland. Quindi conferenza in Florida, all'Hilton, e camera gratis per chi presenta un paper. Oddio, la Florida non mi ha mai ispirato più di tanto, mi ha dato sempre l'impressione di essere una Bellaria gigante ma col triplo di umidità, alligatori e vecchi obesi in camicia hawaiana che si sputtanano la pensione giocando a Bingo. E tra l'altro chi c'è stato conferma a grandi linee la mia versione. Ma gratis all'Hilton va sempre bene. Anche perchè è rigorosamente sul mare. E poi i nomi delle sale della conferenza mi piacciono un casino: Coral Reef, Aquamarine I, Aquamarine II.
Spettacolo: http://alphilsoc.org/2010.htm
E io sono fierissimo di essere nella Coral Reef, mi ispira di brutto. E sono contento di essere il primo della mattina. Perchè se sopravvivo alle critiche (che immagino consistano nel dare fuoco a una croce di legno piantata per disprezzo nel mio paper) poi me la cazzeggio al mare. Ah tra l'altro non è vero che i sudisti siano repubblicani ignoranti. Se guardate bene nella foto, sto tizio appoggia Obama - forse sperando che sostituisca la macchina presidenziale col generale Lee (se non sapete cos'è il generale Lee, non avete veramente assaporato gli anni 80).
Saturday, September 4, 2010
Foto 7: Arizona Hatters
Eccheccazzo, avevo scritto un post lunghissimo ma poi è saltata la connessione ed è sparito tutto. Ad ogni modo, il post era incentrato sul surreale negozio di cappelli sulla Campbell che vedete nella foto. Appena l'ho visto mi ha affascinato. Erano i primi giorni, ancora non ero abituato al caldo che fa qui (e continua: ieri c'erano 39°) e vagavo senza meta e senza bici per Tucson. E a un certo punto ho visto quel negozio, con tanto di manichino ignorante vestito da cowboy da capo a piedi. E allora mi son sentito moralmente tenuto a entrare, aspettandomi di trovare il sosia di Dale Peterson dietro il bancone, con fucile, accento strascicato di qualche buco-di-culo-from-dixie e cavallo parcheggiato nel posto degli handicappati. (Se non sapete chi è Dale Peterson siete dei cagnacci morti). E in effetti il sosia di Dale Peterson c'era, ma non era il proprietario, bensì un cliente incazzato. Ed era obeso e sordo. E urlava in faccia alla proprietaria lamentandosi di un cappello comprato la settimana prima. E la proprietaria era coreana. La poverina cercava penosamente di a) comunicare in inglese, cosa che le riusciva difficile, b) farsi sentire da un sordo e c) ignorare il fischio fastidiosissimo che proveniva dall'apparecchio acustico del tizio. Una scena surreale, che dimostra ancora una volta quanto i miscugli culturali siano dannosi per l'integrità culturale dell'Arizona. We are republicans, we should be better than that. Il tizio aveva un diritto costituzionalmente sancito di farsi servire da Chuck Norris, che tra l'altro è noto per farsi capire anche dai sordi.
Monday, August 23, 2010
Friday, August 20, 2010
Foto 5: Il sole in bianco e nero
Ancora non mi hanno dato la cat-card, la carta che mi serve per prendere i libri in prestito. Qua è tutto a base di cat. C'è la cat-card, il cat-tran, le cat news etc. Tutto a causa degli arizona wildcats, la squadra di football, che a quanto pare è molto più importante dell'università in quanto tale. Come dice giustamente superjerry, l'università dell'arizona esiste perchè c'è la squadra di football, e non viceversa. Ad ogni modo, non avendo la cat-card non sto ad andare all'università in sti giorni e me la cazzeggio al residence. Un sole clamoroso, un caldo boia, ed io che giro in mezzo ai cactus e mi faccio le foto, rigorosamente dal basso verso l'alto. Ma per rendere la cosa più gradevole al pubblico di intellettuali che bazzica su questo blog, ho pensato di postare una foto in bianco e nero - cioè più bianco che nero visto il sole.
Wednesday, August 18, 2010
Foto 4: Foto con dedica
Questo post è dedicato a tutti quelli che mi pigliavano per il culo perchè andavo a Tucson. La mia giornata si svolge così:
Alle 8:00 mi sveglio, non perchè punti la sveglia (ma mancopenniente), ma perchè è da quando sono qui che alle 8:00 non ho più sonno. Faccio colazione con ananas e strawberry bread, cazzeggio su internet per mezz'oretta e poi esco dalla mia casina spettacolare stile mexico-mexico-ra-ra-ra che vedete nella foto. E vado in piscina.
8:30-9:30 piscina, che si trova all'interno del residence (ce ne sono due in realtà), in cui alterno bagno e cazzeggio sotto le palme.
9:30 sai che sono le nove e mezza quando in piscina cominciano ad arrivare i messicani obesi a fare i tuffi. E allora vado all'uni con la mia bici nuova di pacca, risalendo tutta la Campbell fino al campus. Campus tra l'altro spettacolare.
9:30-17:00 sto all'uni, studio, scrivo la tesi, vado in biblioteca, parlo con un vallo di gente, vado a mangiare da un qualche messicano, se c'è modo discuto un po' di cose con superjerry che offre fisso da bere, e poi torno a casa.
17:30-18:30 ancora piscina, poi tappa veloce in palestra.
18:30-19:30 cazzeggio su internet e ggf. preparo il lavoro per il giorno dopo. Cena nel gazebo a base di frutti tropicali goduriosissimi e costosissimi.
19:30-20:30 giro a piedi nel mio quartiere, nettamente il più figo di Tucson, tra i negozietti, le fontane accanto al fiume deserto, le palme e i cactus. Volendo giretto in bici su per la strada panoramica che sta dietro a casa mia, dove capisci perchè i tramonti dell'arizona sono così famosi.
dalle 20:30 in poi: scelta tra film nel gazebo o giro nel campus dove ci sono più feste che cactus.
[ok, anche meno magari]
Monday, August 16, 2010
Foto 3: Gas station
Una cosa che i crucchi hanno in comune con gli americani sono i distributori. Sia in Germania che qua il distributore è l'ultimo residuo postmoderno del bazar, dove puoi trovare di tutto e a tutte le ore. Ma qua il distributore ha il fascino aggiunto dell'oasi nel deserto, specie per gli stronzi come me che girano in bici. Questa foto l'ho fatta un quarto d'ora fa, al distributore tra la Campbell e la Prince, e mi piace tantissimo.
Sunday, August 15, 2010
Foto 2: Il fiume di Tucson
Una cosa che mi ha colpito quando sono arrivato qui è il nome della mia via: East River Road. Ci sarà mai un fiume in mezzo al deserto? Alla fine ho scoperto che c'è davvero, e che è anche grande, oltre ad essere effettivamente dietro casa mia. Ma ovviamente è prosciugato. Come si vede dalla foto, anche il fiume è deserto. Quanto mi piace sto posto.
Foto 1: Si, sono a Tucson
Ero indeciso su quale foto postare per prima, visto che in questa prima settimana ho raccolto diversi esempi abbastanza bizzarri di flora e fauna locali. Alla fine mi son deciso per la fermata del suntran, spettacolo. Quando l'ho vista la prima volta stavo vagando senza meta lungo la Campbell. Appena ho posato gli occhi su quel cactus viola sono rimasto inebetito, un po' come quando ho visto lo spot di Dale Peterson. Ipnotizzato in uno stato plotiniano di contemplazione mistica, anche perchè il cactus è evidentemente l'Uno. E d'altronde sant'Agostino avrebbe concluso il De Trinitate in modo meno arrendevole se avesse visto quel cactus, che si dirama manifestandosi come trino pur non cessando di essere uno. Il batecco del mezzo, quello che sta in alto a non fare un cazzo, è il signore, e gli altri due bracci del cactus sono il figlio e lo spirito santo. Quando ho cominciato a vaneggiare su quale fosse esattamente lo spirito santo e quale il figlio mi è venuto in mente che forse stavo avendo un principio di disidratazione e/o insolazione. D'altronde c'erano 40 gradi, non avevo il cappello, non tirava un filo di vento e cominciavo ad avere le labbra screpolate. Naturalmente la prima oasi dove potevi raccattare qualcosa da bere era a tipo 2 miglia. Fortuna che avevo una bottiglietta d'acqua nello zainetto. Acqua ovviamente bollente.
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