I filosofi parlano di continuo del principle of charity, allora tanto vale applicarlo anche ai casi di vita quotidiana. Per chi non lo sapesse, l'idea di base è che quando uno ti dice o scrive una cosa che ti sembra una puttanata clamorosa, tu ti devi sforzare di interpretarla nel modo più razionale possibile, evitando, se puoi, di dare del coglione al tizio. Tipo: se vedi una pizzeria che reca il nome di "charly braun", la prima cosa che pensi è che questo è un pezzente di gambettola che per qualche motivo ha deciso di esportare la cucina italiana a francoforte (idea rivoluzionaria, peraltro). Ma magari no. Magari esistono altre interpretazioni che potrebbero far fare meno la figura del patacca sgrammaticato al tizio. Per esempio, può darsi che lui si chiami davvero charly braun. Mettici un babbo bavarese, un impiegato dell'anagrafe sbronzo e/o una mamma che ce l'ha col pargolo per qualche motivo, ed ecco che hai un tizio che all'anagrafe fa charly braun. Seconda opzione: il tizio è un abile affarista. Cioè pensaci: vedi un posto del genere e non ci vai? Certo che ci vai, sei moralmente obbligato a provare la pizza di uno che mette su un ristorante con un'insegna del genere. Clientela garantita dunque. Oppure terza possibilità: sono gli operai che si son sbagliati a scrivere, non il proprietario (come i muratori sbronzi che hanno scolpito una N al contrario nella scritta "Ristorante il Mulino" a diolaguardia; ed è proprio scolpita nella roccia sotto il ristorante; una N mastodondica al contrario). O magari il tipo è un allievo di Superjerry, che cappella tutti gli spelling possibili e immaginabili dei nomi propri. E' incredibile, non ne becca uno. Come dice lui, bullandosene tra l'altro, "I excel in misspelling". Ergo per salvare il tizio dall'accusa di ignoranza basta invocare l'autorità insindacabile di quella mente suprema in camicia hawaiana.
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